Una stazione movimentata / “Treni strettamente sorvegliati” di B. Hrabal

Ambientato nei primi mesi del 1945 in una piccola stazione della provincia ceca ricalcata su quella in cui prestò servizio lo stesso autore negli anni ’42-’44 frequentando anche un corso per manovratore,  “Treni strettamente sorvegliati” ( ovvero treni con precedenza assoluta) narra le tragiche vicende che vedono coinvolto il giovane ferroviere Milos e la sua educazione sentimentale ed erotica. Opera hrabaliana tra le meno ardue e una delle più note grazie al successo della trasposizione cinematografica diretta dal regista Jiri Menzel che le valse, esattamente 50 anni fa, l’ Oscar come miglior film straniero.

L’ utilizzo della lingua parlata e il genere picaresco da ” racconto d’osteria”, uniti ad una potente “visibilità della frase” ( l’autore scrive permettendo alla parola di esplodere in tutta la sua visionarietà con la tecnica della “parola vedente”) pongono lo stile di Bohumil Hrabal subito in diretta relazione con l’altro suo grande connazionale, Hasek, artefice dell’epopea dell’indisciplinato soldato Sveijk, splendida parabola antimilitarista. Ciò, unito all’utilizzo di immagini estremamente poetiche (la poesia surrealista e cubista rappresentò la sua iniziazione alla letteratura da giovane), consente di parlare, a riguardo della tecnica hrabaliana, di “realismo totale” ( unione continua di stile epico e lirico nella quotidianità delle piccole cose).

Proprio questa evocazione pluridimensionale del reale, ottenuta sovrapponendo all’infinito con un processo di saturazione immagini su immagini, diviene lo stratagemma per esorcizzare la cruda realtà ( in “Treni” la fase dell’occupazione nazista). Tale scorrere del flusso di pensieri e accadimenti non sconfina però nell’ambito dell’inconscio ma rimane ancorato alla dimensione comico-grottesca del presente e all’oralità prismatica del parlato comune evocando in ogni frammento la vitalità e l’amore hrabaliano per gli ultimi. E questo continuo estenuante “parlare” dei personaggi di Hrabal, il loro essere continuamente narratori in moto, rappresenta la strategia da loro scelta per superare la loro solitudine e quella più in generale dell’uomo moderno immerso nella tragedia della Storia.

“Treni strettamente sorvegliati” è la storia dell’allievo ferroviere Milos ingenuo e immaturo ma dal cuore d’oro, disposto a sacrificarsi per far saltare in aria un convoglio tedesco carico di munizioni replicando l’eroismo del nonno ipnotizzatore che nel ’39, con una scena da Piazza Tienanmen, aveva tentato da solo di fermare un carro armato nemico in avanzata facendo scudo col proprio corpo e dando inizio alla Resistenza cecoslovacca. Tra personaggi bizzarri e indimenticabili ( come il capostazione patito per l’allevamento dei colombi e da essi perennemente circondato, metafora dell’anelito alla pace, e desideroso di ottenere il titolo di barone per aver scoperto da un lontano avo di possedere un po’ di sangue blu; come il capomanovra Hubicka con la mania di apporre timbri sulle natiche della bella telegrafista Zdenicka) il lettore si trova perennemente sospeso tra ironia e commozione e non può far a meno di fraternizzare con la causa cecoslovacca contro l’arroganza e i delitti delle truppe di occupazione naziste. Su tutto svetta un finale che riesce a toccare anche il più duro dei cuori descrivendo in poche battute tutta l’assurdità della guerra.

La frase: ” Mi dico, tanto i tedeschi sono matti. Matti pericolosi. Anch’io ero un po’ matto, ma a danno mio, mentre i tedeschi sempre a danno degli altri “. (Milos Hrma)

 

 

Nella foto, la locandina originale del film ceco tratto dall’opera.

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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