Non sperate di liberarvi dell’infanzia / “Otto scrittori” di Michele Mari

” C’erano una volta otto scrittori che erano lo stesso scrittore”. Inizia così il principale dei racconti raccolti in ” Tu, sanguinosa infanzia”. E i magnifici otto sono stati e sono per Mari : Conrad, Defoe, London, Melville, Poe, Salgari, Stevenson e Verne. Scrittori d’avventura e soprattutto di mare ognuno tassello imprescindibile e insostituibile del cammino di formazione dell’autore. Così diversi eppure così simili tanto che i loro grandi personaggi possono benissimo essere tutti protagonisti di un unico grande romanzo, ci dice Mari. L’infanzia, infatti, ricorre nelle sue opere nelle vesti di un territorio sacro, un passato mitico che come un giacimento prezioso conserva tutti i tòpoi dell’immaginario che da adulti siamo chiamati a conservare gelosamente, per evitare di dover rinunciare al sogno cioè l’unico motivo per cui valga la pena di vivere.

Ecco che allora in ” Otto scrittori” quei sedimenti riaffiorano di continuo annullando ogni distinzione tra vita e letteratura e può capitare così che tutti i miti letterari dell’infanzia si diano appuntamento e si trovino riuniti in un dialogo, immaginario e al contempo reale, tra loro, gli autori e Mari stesso. E che quest’ultimo, come un novello Ulisse, si trovi a peregrinare in mare aperto come i personaggi ( in cerca di un nuovo narratore) dei suoi romanzi preferiti tra tempeste, arrembaggi, pirati e avventure varie perché la vita altro non è che una lunga e dolorosa navigazione.

Le otto voci si fondono in quelle di un proteiforme narratore che è colui, dice Mari, che possiede la chiave d’accesso al suo cuore. Ma quando queste voci si fanno troppo insistenti, quando la coralità diventa elemento di confusione e di debolezza dell’univoca narrazione, allora, in lui si fa strada l’idea che qualcosa non vada. Che ci sia da sfrondare ed eliminare, a malincuore, man mano le voci meno autentiche, quelle che inquinano l’ armoniosa polifonìa complessiva. Inizia allora il cammino di sottrazione  alla ricerca di un ideale di purezza e verità nella narrativa di genere ( sul mare). Uno scrittore alla volta verrà così ” ripudiato” ed “eliminato” dal computo con la consapevolezza che, drammaticamente, ogni rinuncia è una ferita, un’amputazione nel corpo stesso di Mari. Cammino di conquista ( la ricerca “impossibile” dell’unico “vero” autore dell’infanzia tra la giungla dei sosia) eppure cammino di sconfitta, di perdita, che si conclude con l’ultimo rimasto, Hermann Melville e il suo Moby Dick, libro che, travolgendo ogni regola, è nello stesso tempo romanzo, trattato, poema epico, tragedia, sacra rappresentazione, diario di bordo, ecc. Libro che interroga e incalza spasmodicamente la Morte e che la segue da vicino come i ramponieri incalzano la grande balena, il mostro marino, libro del tormento, dell’ossessione, della follia, della dannazione, dell’ Apocalisse.  Da questa disperata conclusione, Mari però, ribaltando di nuovo tutto e spiazzando il lettore, ricomporrà a bordo del Pequod le otto voci e allora tutti si ritroveranno di nuovo, egli compreso, pronti a salpare verso nuovi lidi.

Perché, è questo il senso del racconto ( e della raccolta tutta), è impossibile tentare di liberarsi dell’infanzia ( e dei suoi libri-totem), così come è assurdo tentare di semplificare, con un’operazione di reductio ad unum, l’immaginario sedimentatosi negli anni che prima o poi riaffiorerà e chiederà il conto cioè pretenderà di continuare a vivere nuove avventure fino a che la navigazione ( la vita) per il mare magnum dell’infanzia non arriverà al porto di destinazione ( la morte). Mari ancora una volta dimostra di saper tenere a bada i fantasmi ( gli incubi, le ossessioni, le fantasie) dell’infanzia riuscendo a scoprire i sotterranei passaggi segreti che mettono costantemente in comunicazione nell’inconscio la vita e la letteratura, poli diversi di un’unica grande narrazione e dimostra di poter dialogare con i grandi scrittori del passato  senza complessi di inferiorità e ripiegamenti nostalgici verso un settore mitico del cammino di formazione umano mostrandosi altresì pronto ogni volta ad affrontare il mare aperto e le sue avventure.

 

Nella foto in alto, illustrazione di Rockwell Kent tratta dal ” Moby Dick” (1930)

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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