Vita da cani / “Flush – Una biografia” di Virginia Woolf

Vittima ancora oggi tra il lettore superficiale e pregiudizievole di un’ingiusta fama fondata su una lettura della sua opera come malinconica, pessimista, labirintica ed interpretata a partire dalle sue crisi maniaco-depressive e dal suicidio finale, Virginia Woolf ha vissuto negli ultimi vent’anni un drastico ribaltamento di prospettiva a partire da nuovi contributi critici che ne hanno giustamente messo in luce la ricerca continua del senso e dell’amore per la vita e l’intelligente ironia di molti suoi lavori. Uno di questi è quello che andiamo a presentare oggi, una delle sue tre sole biografie, oltre a quella sull’amico Roger Fry (artista, critico d’arte e fautore della pittura post-impressionista) e ad “Orlando” (immaginaria biografia che si snoda lungo tre secoli e che vede protagonista un personaggio androgino ed etereo): stiamo parlando di “Flush, una biografia” pubblicato nel 1933.

Scritto dopo aver concluso “Le onde” e concepito come opera di alleggerimento, “Flush” è una parodia del genere biografico, indirettamente rivolta all’amico Lytton Strachey (vero maestro del genere in quegli anni in Inghilterra e scomparso nel ’32) e inserita tra il lavoro di realizzazione del secondo volume di “Common Reader” e quello de “Gli anni”. Stimolata dalla lettura delle poesie e delle lettere d’amore della poetessa vittoriana Elizabeth Barrett e, sotto il vigile sguardo del proprio cocker spaniel Pinker, regalato a lei e al marito dall’amica Vita Sackville-West, la Woolf ripercorre la vita dello spaniel dei coniugi Browning scegliendo un punto di vista “dal basso”, quello del cane stesso. Questo artificio le consente di parlare, usando un intermediario molto particolare, di ciò che le sta particolarmente a cuore e cioè raccontare una storia di emancipazione femminile, di poesia come cura dal male di vivere, di amore fuori delle rigide regole vittoriane, di una fuga, di un sogno realizzato.

Rubando l’incipit dell’opera con un diretto e ironico omaggio alla Jane Austen di “Orgoglio e pregiudizio” (E’ verità universalmente riconosciuta…) la Woolf inizia subito, ripercorrendo l’origine del nome della razza canina Spaniel, col prendersi gioco del glorioso passato delle antiche casate aristocratiche e della loro continua smania di vantare discendenze illustri che nulla sono in confronto all’antica e blasonatissima storia degli spaniel. Il racconto vira poi in chiave lirica con la descrizione fisica di Flush, nato nel 1842, nella casa della poetessa Mary Russell Mitford amica della Barrett: timorosi occhi di dolcissimo nocciola, snelle zampe guarnite di frange, orecchie che parevano due nappine, ecc. Ancora cucciolo, Flush verrà ceduto come pegno d’amicizia intellettuale alla Barrett così descritta: un’amica la quale trascorre i mesi dell’estate in Wimpole St. distesa su un letto, reclusa in una camera che dà sulla corte,[…] la prima poetessa d’Inghilterra, la brillante, la sventurata, l’adorata Elizabeth Barrett in persona.

Degni l’uno dell’altra per l’aristocrazia dello spirito, tra i due nasce subito una profonda intesa che si trasforma in amicizia che nulla potrà intaccare, né il rapimento del cane da parte di una banda di ladri di Whitechapel per chiedere un riscatto né l’ingresso nella loro relazione prima di Robert e poi del figlio della coppia, Pen. Flush condividerà sempre gioie e dolori, lunghe stasi e improvvise fughe e viaggi della sua padrona fino alla morte a Firenze nel 1852.

Come accennavamo, ricostruendo la vicenda canina di un insolito “eroe a quattro zampe”, la Woolf ci parla di una bellissima e “poetica” storia d’amore nell’era vittoriana e tratteggia con l’occasione un piccolo saggio su un’età che lei detestava in termini di rigidità e bigottismo. Prende così in giro la sessuofobia dei vittoriani quando, narrando delle prime scappatelle di Flush, racconta: Flush udì la fanfara di Venere. Ancora cucciolo era padre. In un uomo tale condotta avrebbe necessitato qualche scusa da parte del suo biografo; in una donna nessuna scusa sarebbe passata per buona; e il di lei nome avrebbe dovuto ignominiosamente esser cancellato dalla pagina. Ma il codice morale dei cani, è certo diverso dal nostro, per cui nulla nella condotta di Flush esige ora un pietoso velo da parte nostra. Poi è la volta del classismo della società inglese, in cui Flush appena sbarcato nella metropoli, si accorge che ci sono cani di serie A e cani di serie B: alcuni escono a prender aria in carrozza e bevono in ciotole purpuree; altri sono trasandati e senza collare e campano alla meglio in mezzo alla strada, così come gli esseri umani che vivono tra fastose residenze e veri e propri slums come il malfamato quartiere di Whitechapel in cui povertà, vizio e sciagura avevano generato e fermentato e propagato la loro specie per secoli senza alcun contrasto. E’ la volta poi della critica all’autorità paterna mostrataci tramite lo sguardo straniante di Flush: la porta si apriva e dava adito al più nero, al più formidabile degli uomini d’età, al signor Barrett in persona.[…] Nella camera da letto era penetrata una potenza che gli incuteva spavento; una forza alla quale era impotente ad opporsi. Vero e proprio tiranno e carceriere, il sig. Barrett incarna perfettamente il regime patriarcale vittoriano che la Woolf rappresenta tramite un cupo cromatismo che impregna la stanza-prigione di Elizabeth (la vita di un uccello in gabbia) che riceve visite dal padre solo per accertarsi che lei abbia consumato i pasti. Flush percepisce questo rapporto di tirannia del padre verso la figlia e ne è terrorizzato; così come quando entrerà nella vita di Elizabeth Robert Browning, egli è sia geloso per la perdita di attenzioni sia timoroso che un nuovo padrone possa impossessarsi della fragile vita della poetessa. Ma le prime incomprensioni lasciano subito il posto ad un rapporto di reciproco rispetto e la “fuga a tre” permetterà di assaporare per la coppia uomo/donna il vento della libertà lontano dalle imposizioni sociali e per il cane respirare di nuovo “aria fresca” e non lo stantio della dorata prigione della Barrett (Pure, Flush non aveva paura; erano in fuga; e si lasciavan dietro tiranni e trafugatori di cani).

L’Italia dona loro nuova linfa, un clima più disteso in cui i Browning (ora felicemente sposati) possono dedicarsi alla poesia e Flush girare in libertà nel centro di Firenze, senza guinzaglio e in autonomia. Sono anni felici seppur brevi per tutti (la Barrett ha anche modo di appassionarsi alla politica italiana e parteggiare per i moti del ’48-49 ai quali dedicherà il poemetto “Casa Guidi Windows”) fino alla morte del cane che chiude l’opera: Divisi l’una dall’altro e pur fatti del medesimo stampo, ciascuno forse completava ciò che nell’altro sonnecchiava. ma lei era una donna, lui un cane.[…] La Signora Browning riprese a leggere. Poi tornò a guardare Flush. Ma lui non la guardava più. Prima era vivo, ora era morto. Ecco tutto.

Storia d’amore e amicizia, allora, su cui spira ancor oggi il fresco vento della brughiera (quella dove gli spaniel correvano e corrono a perdifiato seguendo solo la propria indole), l’anelito alla libertà e alla pienezza del vivere, storia di cuori puri e “aristocratici”, di spiriti affini pur nella diversità, storia di emancipazione dalla tirannide.

Annunci

Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

w

Connessione a %s...