La scoperta delle Americhe

Il “Giornale di bordo”, relazione del primo viaggio colombiano è un insieme di notazioni che riflettono i molteplici aspetti di un’impresa straordinaria nel suo farsi e nella percezione del suo ideatore. Un testo archetipico dell’incontro tra l’uomo europeo e la realtà americana. Però è bene ricordare che la notizia prima della scoperta non fu trasmessa all’Europa dal “Giornale” (pubblicato solo nel 1825) ma dalle lettere scritte da Colombo al suo rientro ai sovrani e ministri della Corona. L’originale del “Giornale” andò perduto e il testo pervenutoci è una copia effettuata da Bartolomeo de Las Casas su un’altra copia-estratto proveniente dalla cancelleria regia.

Il filo conduttore dell’intero testo può essere rintracciato nel contrasto insanabile tra aspettative e realtà e sotto questo punto di vista il “Giornale” può essere interpretato come la cronaca dell’inseguimento di un miraggio: l’oro. Anche se il Prologo parla solo di sete di conoscenza e di desiderio di convertire i pagani, uno degli obiettivi primari dell’impresa era di fatto quello di assicurarsi la via di accesso più breve alle ricchezze asiatiche. Non a caso non c’è nessun religioso nell’equipaggio e non a caso Colombo insiste sempre nel segnalare tutto ciò che potrebbe costituire un provento, dal legname alle spezie, all’oro. A un intento utilitario, inoltre, già proiettato verso la futura colonizzazione, obbediscono le osservazioni sui porti naturali, i luoghi adatti per costruire fortezze, le disponibilità di legname per costruire navi, la salubrità del clima, ecc. Riportiamo alcuni passi relativi ai primi tre giorni dopo lo sbarco (avvenuto il 12 ottobre 1492 sull’isola di Guanahanì, l’attuale Watling nelle Bahamas) che testimoniano le “pulsioni” sopra descritte.

 

venerdì 12

[…] Al fine di accattivarmi la loro amicizia, poiché vidi che era gente che si sarebbe fidata e si sarebbe convertita più facilmente alla nostra santa fede con l’amore che con la forza, diedi ad alcuni di loro dei berretti rossi e delle perline di vetro da mettersi al collo, e tante altre cose di poco valore, di cui furono assai contenti e ci rimasero così devoti che era meraviglia. Ed essi poi venivano a nuoto alle scialuppe delle navi dove noi eravamo, e ci portavano pappagalli e filo di cotone in gomitoli e zagaglie e molte altre cose, e le scambiavano con altre che noi davamo loro (…) ma mi parve che fosse gente molto povera di tutto. Vanno tutti nudi come la madre li ha fatti, e anche le donne, e tutti quelli che io vidi erano giovani, giacchè non vidi alcuno di età superiore a 30 anni, molto ben proporzionati, bellissimi di corpo e dal volto assai gradevole, i capelli spessi quasi come crini di coda di cavallo e corti. Portavano i capelli tagliati sulle sopracciglia, salvo un ciuffo che portano lungo dietro, che non tagliano mai. Certi si dipingono di scuro e sono del colore degli abitanti delle Canarie, né neri né bianchi, altri si dipingono di bianco e altri di rosso e altri di quello che trovano (…) Essi non portano armi né le conoscono, perché mostrai loro delle spade ed essi le prendevano per il filo e per ignoranza si tagliavano. Non hanno alcuna sorta di ferro. (…) Ne vidi alcuni che avevano segni di ferite sul corpo, e a gesti chiesi di che si trattasse, ed essi mi fecero capire che lì veniva gente di altre isole vicine con l’intenzione di catturarli ed essi si difendevano.(…) In quest’isola non vidi animali di nessun genere tranne pappagalli.

sabato 13

(…) E io stavo attento e mi sforzavo di capire se c’era oro e vidi che alcuni di loro ne portavano un pezzettino appeso a un foro che hanno al naso. E a gesti riuscii a capire che, andando a sud, c’era un Re che aveva grandi vasi d’oro e ne possedeva moltissimo. Cercai di farmi condurre là, ma vidi che non capivano della partenza (…) Quest’isola è assai grande e molto pianeggiante e con alberi molto verdi e molta acqua e una grandissima laguna in mezzo, senza alcuna montagna,e tutta verde che è un piacere guardarla (…) ma tutto ciò che hanno lo danno per qualsiasi cosa gli si dia, tanto che perfino cocci di scodelle e di tazze di vetro rotte accettavano in cambio (…) ma, per non perdere tempo, voglio andare a vedere se posso trovare l’isola di Cipango (l’odierno Giappone).

domenica 14

(…) E per vedere tutto questo, in modo da saper fare compiuta relazione alle Vostre Altezze, e inoltre per studiare dove poter costruire una fortezza, mi mossi questa mattina e vidi un pezzo di terra che forma come un’isola benché non lo sia dove c’erano sei case (…) questa gente è molto ingenua in fatto di armi come vedranno le Vostre Altezze dai sette di essi che feci prendere per portarli ad imparare la nostra lingua e ricondurli indietro, a meno che le Vostre Altezze non vogliano ordinare di portarli tutti in Castiglia oppure tenerli schiavi in questa stessa isola, perché con cinquanta uomini li terranno tutti sottomessi e faranno far loro tutto ciò che vorranno. (…) vidi tante isole che non sapevo decidere a quale andare per prima. E gli uomini che avevo preso mi dicevano a segni che erano tante e tante da non poterle contare e ne nominarono più di cento.

lunedì 15

(…) e quasi al calar del sole gettai l’ancora vicino al detto capo per sapere se lì ci fosse oro, perché quelli che avevo fatto prendere nell’isola di San Salvador mi dicevano che lì portavano bracciali d’oro molto grandi alle gambe e alle braccia. Io credetti in realtà che tutto ciò che dicevano era inganno per cercare di fuggire. Nondimeno, era mia intenzione non passare davanti a nessuna isola senza prenderne possesso, benché prendere possesso di una significasse averlo preso di tutte.

 

In alto, “Sbarco di Colombo”, incisione di Theodore de Bry, 1594

 

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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