“Matrimonio riparatore” / “Le nozze di al-Zain” di Tayeb Salih

Ci sono voluti 47 anni prima che il romanzo breve “Le nozze di al-Zain” del sudanese Tayeb Salih venisse tradotto in italiano da Sellerio. L’editore palermitano aveva già portato in Italia diverso tempo fa l’altra sua grande opera di narrativa, considerata il suo capolavoro, ovvero “La stagione della migrazione a Nord”. A metà strada tra narrazione orale (e corale) e dimensione fiabesco-mitica, “Le nozze di al-Zain” affronta il tema della modernizzazione del Sudan post-coloniale non però da una prospettiva urbana, ma dal punto di vista di un piccolo villaggio rurale sulle sponde del Nilo il quale, proprio per tale posizione geografica, sembrerebbe immune dai grandi cambiamenti storico-politici.

Il protagonista del racconto è un outsider, il cosiddetto “scemo del villaggio”, la “Giraffa” (per via del collo lunghissimo) al-Zain, alto, imberbe, magrissimo, goffo e gobbo, sdentato, ma provvisto di una gran simpatia e una risata contagiosa che assomiglia al raglio di un asino. E’ un po’ la mascotte della piccola comunità isolata, deriso e rispettato allo stesso tempo. Questo perché possiede la caratteristica di innamorarsi delle giovani più avvenenti (amore mai corrisposto e dal quale originano svariate leggende e dicerie) che poi puntualmente finiscono da lì a breve per andare in spose a uomini ricchi e rispettati. Per tale motivo le madri delle ragazze in età da marito stravedono per lui e lo coccolano invitandolo spessissimo a pranzo perché convinte che le sue attenzioni per le loro figlie costituiscano un buon augurio. Lui ne approfitta sempre, ma in buona fede perché ingenuamente crede di essere corrisposto ma ogni volta è costretto a ricredersi (s’innamora e muore ogni volta per un sentimento non ricambiato e lo grida ad alta voce ai quattro venti) ma non se la prende più di tanto perché ha così modo almeno di sfamare il suo appetito atavico e pantagruelico. Eroe e anti-eroe, sciocco e furbo, timido e sfrontato, rude ed elegante, crudo e poetico, al-Zain incarna appieno l’anima più profonda del Sudan, sospeso tra modernizzazione e tradizione, nella perenne tensione tra i due poli del potere politico e di quello religioso. Quest’ultimo efficacemente nella narrazione impersonato dall’imam, “un uomo petulante, pedante, di troppe parole” che sotto sotto tutti disprezzano perché “l’unico fra loro che non svolgeva un lavoro chiaro” e le cui parole manifestano palesemente la rigida e gerarchica suddivisione in classi sociali del villaggio: gli anziani; i notabili cioè le personalità più influenti dedite al mondo degli affari e con le professioni più redditizie; e i giovani che, proprio in quegli anni, iniziano ad infatuarsi delle idee del socialismo panarabo del vicino Egitto nasseriano fino a propugnare l’ateismo. L’imam (a cui Salih non dona volutamente un nome proprio) rappresenta allora sia il conservatorismo della tradizione contadino-pastorale del Sudan agricolo, sia l’oppressione religiosa, fiera del proprio operato (e del proprio ruolo-guida) quando qualche giovane ribelle viene riportato sulla “retta via” come nel caso della vicenda dello smarrito e poi ritrovato Saif al-Din. Una religione lontana anni luce dalle reali esigenze degli abitanti del villaggio come la semina, i tempi del raccolto e tutti i servizi minimi di cui necessita la popolazione e per tale motivo a mala pena tollerata così come l’autorità centrale politica anch’essa lontanissima e mai neanche menzionata.

Tra vicende dai tratti favolistici, surreali e farseschi, al-Zain, un po’ messaggero d’amore, un po’ sensale, un po’ araldo e un po’ corriere postale, si muove ogni volta con disinvoltura tra i mille conflitti latenti (e non) all’interno del paese e tra questo e l’esterno (vedi il rapporto di sospetto con i beduini della vicina oasi, considerati dei diversi) in un contesto sociale precario e sempre sul punto di esplodere per la meschinità dei piccoli interessi economici dei vari potentati in gioco. Il percorso di formazione del protagonista, il suo passaggio dall’età giovane a quella adulta (“Adesso sei diventato un uomo, adesso tutto torna” gli dirà Mahjub uno dei capi-villaggio) coincide con le sue nozze (a detta di tutti considerate un lontano miraggio, ma il cui annuncio apre all’inizio “teatralmente” il romanzo gettando stupore all’interno della comunità) con la giovane Ni’ma, l’unica ragazza del villaggio ribelle all’autorità del padre e dei fratelli, l’unica che si oppone a un matrimonio d’interesse già combinato per lei e che desidera invece scegliere il proprio marito. Nell’unione dei due “irregolari” (tra l’altro amici di tutti i desiderati e di tutti gli ultimi della catena sociale) “si ricompongono tutti i contrasti” e l’intero paese troverà la sua unità dopo le tante divisioni; è nella ritrovata armonia che al-Zain diviene ora “il centro del cerchio, con la sua alta statura e il suo corpo smilzo, come il capitano di una nave”.

Ad onor del vero va detto che l’ottimismo e il clima di speranza per il futuro del Sudan (di cui è metafora il matrimonio finale) risentono fortemente dell’epoca in cui l’opera è stata composta. Nel 1966 infatti il Sudan era da pochi anni indipendente dalla dominazione britannica e si credeva che i dissidi interni (politici, economici, sociali e religiosi) si sarebbero potuti annullare; oggi possiamo invece dire che in questo lasso di tempo tale paese continua ad essere una terra sempre più martoriata dall’endemica povertà e arretratezza, da un regime dittatoriale che dura da un trentennio passato per cruente e lunghissime guerre civili e da pochi anni per giunta smembrato in due stati (il Sudan vero e proprio con capitale Karthoum e il Sud Sudan con capitale Juba) e che quindi l’auspicio di Salih contenuto nel libro si è rivelato purtroppo un’utopia e una delle tante dimostrazioni sul campo della difficoltà di attuazione di un vero processo democratico e inclusivo in stati ottenuti dallo “spezzatino” a tavolino di possedimenti coloniali senza tener conto della complessità delle diversità etniche, religiose, economiche, ecc.

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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