Uno spettro s’aggira per l’Europa: lo spettro del “popolo” / “Populismo digitale” – A. Dal Lago

L’assunto fondamentale da cui parte il sociologo Alessandro Dal Lago nel suo ultimo lavoro è condivisibile ma non banale: da quando le appartenenze ideologiche (il superamento delle categorie destra-sinistra) sono crollate o entrate in una crisi irreversibile e l’elettorato è divenuto “liquido”, per comprendere come si muove e come si orienta l’opinione pubblica, non sono più sufficienti i sistemi di rilevazione tradizionale, ma occorre studiare e iniziare dai meccanismi regolatori della “Rete”. Il luogo dove nasce, oggi, il consenso e dove si elaborano le scelte politiche. In altre parole, è dallo studio della comunicazione digitale che bisogna partire per capire gli “umori” della cittadinanza e come la politica “virtuale” influenzi la politica “reale”. Ma come è avvenuta la trasformazione dell’opinione pubblica in opinione digitale? Su questo Dal Lago non ha dubbi: la natura policentrica e “rizomatica” della rete in cui tutti (o quasi) possono intervenire direttamente e senza intermediazione, ha sancito ormai definitivamente l’immagine della Rete come “luogo” democratico per eccellenza e quindi autorevole, perfetto trampolino di lancio di notizie che per la loro stessa natura virale divengono de facto “verità” (o meglio, post-verità), in contrapposizione alla narrazione che vede la stampa mainstream tutta asservita al “sistema” e quindi in caduta libera riguardo alla credibilità. Questa “illusione di purezza”, questa ennesima declinazione di “teologia della liberazione”, non sarebbe di per sé una novità. E’ il sogno yuppie dei fondatori delle grandi aziende informatiche della Silicon Valley che da decenni vedono in Internet la strada verso un “futuro radioso”. L’elemento nuovo, dice Dal Lago, è che ora gli imprenditori più visionari (e lungimiranti) hanno colto le enormi potenzialità di sfruttamento a fini politici dell’ottima reputazione di cui gode l’informazione online. E’ il caso di Trump negli Usa che ormai comunica solo tramite i 140 caratteri di Twitter, è il caso (paradigmatico) del Movimento 5 Stelle in Italia. Quest’ultimo, “modello innovativo ed efficace nella fusione ben riuscita di sistema multi-aziendale capace di integrare attivismo di base, azione parlamentare e uso sapiente di Internet”. Un sistema “governato” (altro che democrazia!) da una società di marketing, la “Casaleggio Associati”.

A questo punto Dal Lago introduce la definizione che meglio caratterizza la nostra èra politica (e che è anche il titolo del libro): “populismo digitale”. “Populismo” in quanto i leader pretendono di agire in base al mandato diretto del popolo; “digitale” perché la nuova relazione tra leader e presunto popolo avviene nel mare magnum del web. Del populismo a Dal Lago interessano soprattutto gli equivoci e le contraddizioni, quelle parti che smentiscono il discorso salvifico della “democrazia eterodiretta” della Rete: infatti, il “popolo” agitato da questi novelli tribuni, non è forse oggi più che mai una costruzione astratta? Qui sta il nocciolo della sua analisi: il popolo come sommatoria di spinte, pulsioni, interessi eterogenei non esiste, è un “mito vuoto”. Proprio in quanto non misurabile o non definibile “scientificamente”, essendo volubile, manipolabile ed estremamente mobile, “è solo una categoria del senso comune, un contenitore che può essere riempito di significati a seconda della specifica funzione che gli viene attribuita”. Un “equivoco costitutivo”, allora, come i termini “nazione”, “comunità nazionale”, “masse”, “razza”, ecc. Ecco allora cos’è il “populismo” (e mai definizione è più azzeccata secondo noi): “il parlare per conto di un popolo che non c’è”. Una grossa mistificazione, un’enorme truffa che serve solo a rafforzare la comune retorica di “un appello a una comunità del noi contrapposta agli altri”. Il “noi”, puri, onesti, cittadini-modello da contrapporre al “sistema”, agli altri, ai “politici tutti ladri”, ai migranti “che ci rubano il lavoro”, ai musulmani “tutti terroristi”,ecc.

Qui il punto di svolta, il perno che regge le tesi (impopolari e scomode come sempre in Dal Lago, basti pensare al suo libro “Non-persone” sui migranti e ad “Eroi di carta – il caso Gomorra” in cui attaccava l’intoccabile “mostro sacro” Roberto Saviano) del testo: da questo “populismo digitale” (e reale) nascono e si diffondono nuovi fascismi, nuove logiche identitarie, un populismo di destra (anche se di esso non è immune certa sinistra sia di governo che di opposizione) che prevede il superamento del dibattito e della tempistica parlamentare e dell’intermediazione di partiti e sindacati, per approdare alla configurazione dell’ “uomo solo al comando”. Il mito dell’uomo forte, una sorta di para-fascismo rimodulato nell’era di Internet, un neo-peronismo” dice Dal Lago , da noi perfettamente incarnato in Grillo e nel M5S: una nuova deriva autoritaria travestita da democrazia diretta che si avvale di una narrazione pubblicitaria e iper-semplificata rivolta “ad un pubblico fedele che vuole leggere quello che già sa o crede di sapere” e cioè che i cittadini sono buonie onesti, vessati da una casta di politici ladri e corrotti (come se non esistesse un’immane evasione fiscale in Italia del contribuente medio), che il deus ex-machina Grillo è un illuminato (un tempo si sarebbe parlato di “culto della personalità”) che ha sempre ragione (chi non è d’accordo, via), che il M5s è formato da amministratori competenti e integerrimi (leggersi i recenti fatti di cronaca giudiziaria sulle amministrazioni pentastellate di Roma e Torino ad esempio, o le gaffes dei massimi dirigenti del tipo Pinochet dittatore venezuelano), ecc.

Una colossale macchina della propaganda, virale ed efficientissima, CHE NON VUOLE INFORMARE MA SOLO CONFERMARE E QUINDI FORMARE: “una formazione circolare, tautologica”. Dal Lago condisce il tutto di innumerevoli esempi, scendendo nell’agone delle dispute da web, quella “piazza occulta” dove “piccoli Peròn crescono” e dove tre sono le caratteristiche più comuni di ogni dibattito: la “tangenzialità” (il ricorrente andare fuori tema per poter riaffermare i propri pregiudizi), il “ritornello identitario” (il “noi” contro il “loro”) e il “carattere oppositivo” (la nuova palestra di conflittualità).

Un libro che ci conduce per mano nel “Cuore di tenebra” della Rete, pericolosissima fucina di identitarismo e di intolleranza verso i diversi (persone o opinioni che siano) che sta invadendo e avvelenando la sfera pubblica e politica “reale” e che è un triste presagio dei tempi a venire, un fenomeno paradossalmente globale che predica le “chiusure stagne” e che può deflagrare nel momento in cui ogni nazionalismo viene in contatto con altri nazionalismi uguali e contrari. Una “frontiera” inquietante e da non sottovalutare per la tenuta della stabilità democratica (raggiunta a fatica e a seguito di dure lotte) di interi paesi o continenti, le cui “leve di comando” sono sempre più facilmente “scalabili” dai nuovi “ducetti 2.0” (come Trump e Grillo, con diverse, chiaro, “potenzialità distruttive”), in grado di raccogliere valanghe di consensi con un click che pesa moltissimo anche nel “reale”.

 

Populismo digitale. La crisi, la Rete e la nuova destra  –  A. Dal Lago – Raffaello Cortina ed. 2017, 176 pag. – 14,00 €

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

2 pensieri riguardo “Uno spettro s’aggira per l’Europa: lo spettro del “popolo” / “Populismo digitale” – A. Dal Lago”

  1. Vi rispondo solo per esprimere il mio rammarico su quello che sta diventando la politica. Da visione di un mondo o modo di essere e vivere migliore e quindi proiettato su un arco di tempo medio lungo a uno schiacciamento su un presente di rincorsa a sondaggi futili e insensati. Una profondità di analisi e pensiero da eiaculazione precoce cerebrale della velocità e lunghezza di un tweet…bleaaaah. E’ per questo che bisogna lottare su tutti i fronti personali e sociali per una emancipazione spirituale e culturale, per il rifiorire di un nuovo umanesimo, e non mi vergogno a dirlo per un “uomo nuovo”.

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    1. Il degrado della vita politica a cui ormai siamo assuefatti ben si rispecchia nei toni del dibattito sui social dove semplificazione e retorica del “noi” contro “loro” la fanno ormai da padrone. Riteniamo però, come te, che un altro modello di vita sociale, culturale, politica, ecc. sia ancora possibile anche se la strada appare sempre più stretta. Forse per ripartire occorrerà “azzerare tutto”(intendiamo soprattutto gli schemi mentali fin qui assodati e su cui ci siamo basati sinora), chissà, ma è un rischio che dobbiamo correre; l’Uomo andrà sicuramente messo al centro della questione, ma non l’uomo-consumatore o l’homo oeconomicus, bensì l’uomo “animale sociale” come diceva Aristotele.

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