La caduta del muro di Troia / “Cassandra” – Christa Wolf

Mentre da noi “Cassandra” vide la luce come opera singola portata nei patri confini dalle edizioni e/o, nella Germania Est uscì, sempre nello stesso anno (1983) in un unico volume insieme alle quattro lezioni francofortesi tenute l’anno prima dalla Wolf e che costituiscono un vero e proprio preambolo del racconto. Le prime due lezioni sono il reportage del viaggio in Grecia compiuto dalla scrittrice nei luoghi, a Micene, dove Eschilo ambientò la sua “Orestea” e che videro la morte di Agamennone e Cassandra per mano della moglie Clitemnestra e del suo amante, e a Creta, dove, tra le vestigia della civiltà minoica, rinvenne tracce di precedenti antichissime comunità matriarcali; la terza lezione è un diario che contiene riflessioni sulla “scrittura al femminile” che ricalcano le considerazioni di Virginia Woolf in “Una stanza tutta per sé”; infine nella quarta lezione si fa largo l’idea di un racconto che, partendo dal mito, arrivi fino ai giorni nostri ma condotto dal punto di vista femminile.

Il racconto “Cassandra” (quinta tappa di questo percorso letterario) è un lungo monologo interiore della veggente troiana, figlia del re Priamo e di Ecuba, che ripercorre le vicende della propria vita in un lungo flashback. Un racconto che, come esplicitato all’inizio, è un viaggio verso la morte (“Con questo racconto vado nella morte”, pag.7), verso un passato di follia e di distruzione, un viaggio ad occhi chiusi senza ritorno nell’aldilà. La rilettura del mito di Cassandra operata dalla Wolf parte dalla giovinezza di costei quando “sovraccaricata dal dono della veggenza” era in realtà cieca in quanto asservita al meccanismo patriarcale di Troia, soffocata tra la liturgia annuale di sacerdotessa del culto di Apollo e tra le esigenze del palazzo, del potere ufficiale, in un chiaro riferimento alla situazione degli intellettuali nella DDR, costretti ad essere organici e funzionali al regime comunista. Dapprima amata e stimata, finirà per vedere la propria fortuna cadere in disgrazia per il rifiuto maturato di opporsi alla guerra per il predominio dei mari contro gli Achei (anche qui chiaro il parallelismo con lo stato di guerra permanente e con la logica dei blocchi che culminerà, proprio all’inizio degli anni ’80 con la presidenza Reagan, con un’escalation al riarmo) e di non accettare il “fatale entusiasmo dei desideri” dei suoi conterranei. Una guerra combattuta per un fantasma (in quanto Elena rapita da Paride era da questi stata subito ceduta al re d’Egitto) e decisa, sulla pelle anche delle donne, dal potere gerarchico e autoritario dell’ intellighenzia maschia, di coloro cioè capaci solo di riempirsi la bocca con parole come onore, patria e vendetta. Il tutto narrato dal punto di vista di una donna, Cassandra, che incarna, da spettatrice incapace di arginare la deriva bellicista che travolgerà la sua città, la voce muta di altre donne usate come merce di scambio per soddisfare gli appetiti maschili e la loro brama di possesso e di affermazione di supremazia sociale, come le sventurate Polissena e Briseide o come “macchine da riproduzione” per garantire discendenza e riperpetuare le logiche di sopraffazione degli uomini sulle donne come Ecuba (“Tanti fratelli, tanto dolore. Tante sorelle, tanto orrore. Ahi, la temibile fertilità di Ecuba!” pag. 84) o come Clitemnestra la cui figura la Wolf rivede in chiave di eroina nella lotta contro l’uomo, donna in grado di vendicare la propria sofferenza (il sacrificio della figlia Ifigenia voluto dal marito Agamennone) e in grado di decidere della propria vita e di governare bene per un lungo tempo, o come la ribelle amazzone Pentesilea la cui forza e determinazione non la salveranno dalla morte. In questa teoria di personaggi soprattutto femminili, ma anche maschili (come il sanguinario Achille, “la bestia”, lo spregiudicato Eumelo, l’amato Enea speranza di rifondazione di un’ “altra” Troia, il giovane Paride cooptato dal regime che fa leva sul suo senso di colpa per aver scatenato col rapimento la guerra e che non esiterà a farne uso per l’eliminazione del nemico numero uno Achille al fine di rafforzare la macchina della propaganda, il poco eroico Ettore pronto a barattare la sorella per decisive rivelazioni sulla pianta dell’accampamento nemico) la Wolf mostra due diverse “idee” di Troia (e di società): da un lato la gerontocrazia patriarcale del palazzo del potere, foriera di lutti e distruzioni con la sua retorica tronfia e mistificante e l’apparato poliziesco di repressione (attualizzabile nella Stasi e nella SED di Honecker); dall’altro un modello di società femminista, comunitaria, libertaria, pacifista rappresentato dalla “Comune” che nasce sulle rive dello Scamandro dove ogni gerarchia è bandita e dove si tenta (invano) di salvare il salvabile. Profetizzando la caduta di Troia la Cassandra/Wolf  in realtà preannuncia anche la caduta della DDR, i cui abitanti hanno la colpa di non vedere: “La fine di quella guerra fu degna del suo inizio, un infame inganno. E i miei troiani credettero a ciò che videro, non a ciò che sapevano”, pag. 140). Ma rimane un’àncora di speranza incarnata da Enea, il nuovo, la freccia lanciata verso il futuro. A lui, il ruolo dell’eroe in fuga (verso l’Ovest?) destinato a essere il fondatore di una nuova Troia su altri lidi, a lei quello di testimone, di figlia ribelle e ripudiata, di colei cioè che non può essere creduta perché in grado di dire solo la verità.

 

In alto: “Cassandra implora la vendetta di Minerva contro Aiace” di Jerome-Martin Langlois (1810)

 

Cassandra – Christa Wolf – e/o tascabili, 1990 – pag. 160 – 10,00 €

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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