L’ultima mossa / “La difesa di Luzin” – Vladimir Nabokov

Fragile, apatico, dalla vita interiore travagliata, enigmatico, taciturno, l’enfant prodige Aleksandr Ivanovic Luzin, abile scacchista, è chiamato dal fato a giocare una partita a scacchi con la vita (attenzione, con la vita, non con la Morte come il cavaliere Antonius Block de “Il settimo sigillo” film del 1957 di Ingmar Bergman) lungo le 200 e più pagine di quello che appare forse come il più “caldo” dei romanzi “russi” di V. Sirin alias Vladimir Nabokov (anch’egli valente giocatore). Paradossalmente in grado, infatti, di trasmettere quel “calore”, quell’empatia, nei confronti del lettore, all’interno della freddezza calcolatrice di un passatempo che fa della rigida astrazione la sua cifra caratterizzante. Luzin, che in inglese ci ricorda per assonanza il termine “illusion”, vive all’interno di un suo universo di mosse, contromosse, combinazioni, aperture, difese, attacchi, del quale in breve tempo diviene maestro internazionale indiscusso. Incoraggiato fin da bambino nel suo casuale incontro con gli scacchi dalla zia, nonostante l’iniziale contrarietà del padre (“spaventato e al contempo esultante nel vederlo vincere, soffriva di quel complesso guazzabuglio di sentimenti”, pag. 65) arriva ad illudersi di poter scambiare la vita vera con la vita degli scacchi e di essere pertanto in grado di dominare la scacchiera in quanto depositario delle più recondite e inaccessibili (ai non iniziati) regole che la governano.

E’ nell’approntare la famigerata difesa contro la complessa mossa d’apertura del rivale Turati, il più temibile tra tutti i suoi avversari, che per una casualità che sfugge anche ai migliori calcoli, i suoi nervi vanno in tilt finendo preda di un vero e proprio delirio psicotico. Qui, la tanto repentina ascesa dell’astro Luzin  inverte la propria rotta tramutandosi in un altrettanto celere declino le cui spiacevoli conseguenze neanche la brava mogliettina riuscirà ad evitare. Il “convalescente” Luzin, infatti, proprio quando crederà di esser definitivamente riuscito ad accantonare per ragioni di salute il passato scacchistico, per una serie di tragiche fatalità (di cui Nabokov è sottile maestro nell’arte dell’allusione e nel fissare l’attenzione sui piccoli particolari rivelatori come un Hitchcock prestato alla letteratura) tra cui l’incontro non preventivato con un suo “minuscolo e terribile doppio”, un Luzin piccolo che gli rammenta l’impossibilità di sfuggire alla ripetizione dello stesso tema, della stessa variante di gioco, o il possibile ritorno sulla ribalta come comparsa nel film (ovviamente a tema scacchistico) del suo ex-agente e gran maneggione Valentinov, si vedrà di nuovo catapultato in una scacchiera che ora è terribile e angusto confine esistenziale e chiamato alla sua ultima e decisiva mossa, fin lì sempre rimandata.

Infarcito di metafore del mondo degli scacchi e popolato da personaggi che paiono avere i loro corrispettivi tra i pezzi di una scacchiera, tra arrocchi, catture en passant di pedoni, stalli, manovre fuorvianti, assedi (come quello ai futuri suoceri per ottenere la mano della figlia), “La difesa di Luzin” è la spietata analisi dell’impossibile sintesi tra genialità e normalità e dell’inutile tentativo, da parte di ogni essere umano, di sfuggire al proprio destino (e alle leggi del Caso), al proprio scacco finale. E, letta in controluce, l’estrema difesa del protagonista rappresenta anche il tentativo di questi di dare scacco matto all’Autore che lo ha creato, il progetto folle di una fuga surreale dalla scacchiera del quotidiano, dal grigiore di una vita matrimoniale banale che nessun individuo fuori dai canoni può accettare in quanto estrema limitazione delle proprie potenzialità: l’ultimo tuffo nell’abisso suddiviso in quadrati bianchi e quadrati scuri, nell’eternità “accogliente e inesorabile” che si para davanti a lui, così da colmare “ogni minuto disabitato” che si rivela una possibile “falla per fantasmi”. Quegli spazi vuoti e vacui che la triste comunità degli emigrèes russi nella Berlino anni ’30 tenta di riempire, con esiti grotteschi e a cui Nabokov non risparmia la sua tagliente ironia. Un romanzo, per concludere, sullo sradicamento, sulla “normalizzazione” della genialità, sulla vita che è sì gioco, ma anche prigione della solitudine.

 

In alto, M.C. Escher – Giorno e notte – 1938, xilografia

La difesa di Luzin – Vladimir Nabokov – Adelphi 2001 – 240 pag. – 19,00 €

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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