Essere, allo stesso tempo, ragno e mosca / “Il giro del giorno in ottanta mondi” – Julio Cortàzar

Di quel decennio di rivoluzioni (letterarie e politiche) costituito dai lunghi anni Sessanta, il 1967 rappresenta un po’ l’anno-simbolo, specie per quanto riguarda l’America Latina: viene pubblicato “Cent’anni di solitudine” di Gabo, lo scrittore guatemalteco Asturias vince il Nobel per la Letteratura ed escono varie opere di forte sperimentazione narrativa che hanno l’obiettivo dichiarato di rifondare il genere. Tra queste c’è senza dubbio uno dei testi più noti dell’argentino Julio Cortàzar: “Il giro del giorno in ottanta mondi”, da poco ristampato da Sur per celebrare i 50 anni dalla prima uscita. Il “Giro”, come dichiara lo stesso autore, non vuole essere un’opera ma un insieme di testi tra loro indipendenti (che poi un lettore attento riuscirà ad accorgersi delle sottili trame sotterranee che li legano) che nascono dalla nostalgia per gli almanacchi di un tempo che raccoglievano un po’ tutto, come dei grandi bauli posti nella soffitta del tempo, dove, rovistando, viene fuori ogni cosa in ordine sparso, o meglio, in “ordine patafisico”, secondo cioè quella scienza, coniata dal surrealista francese Alfred Jarry, delle soluzioni immaginarie che tenta di spiegare l’universo supplementare al nostro con le armi (affilatissime) del nonsense, dell’ironia e dell’assurdo.

Ciò che unisce questi testi (versi di Cortàzar e non solo, racconti, memorie, aneddoti, riflessioni, percorsi di lettura, cenni di teoria della letteratura, dichiarazioni d’amore per il jazz e la boxe, ecc.) è la scrittura del “cronopio” Cortàzar e la volontà di superare le etichette di genere creando delle invisibili corrispondenze che altro non testimoniano che l’amore per l’idea di letteratura come gioco, come scoperta; per l’idea che quella ludica è l’unica credibile chiave per interpretare la complessità e la bellezza dei nostri mondi, reali e immaginari. Il “Giro” è allora un viaggio vorticoso che rimanda a quello del quasi omonimo Verne, accompagnato dall’altro omonimo, l’artista Julio Silva, che cura l’organizzazione grafica del volume, ricco di disegni e illustrazioni: Cortàzar si fa in tre e il libro cresce man mano sotto i nostri occhi “come uno di quei misteriosi piatti di certi ristoranti parigini il cui primo ingrediente risale forse a due secoli fa, fond de cuisson, al quale si sono via via aggiunte carni, verdure e spezie in un interminabile processo che conserva nel profondo il sapore accumulato in un’infinita cottura”.

E tutto, per esplicita dichiarazione dell’autore, dovrà essere osservato sotto la lente dell’ eccentricità, “visto che fra vivere e scrivere non ho mai ammesso una netta differenza”, in una predisposizione d’animo ludica e paziente, pronta ad accogliere l’inatteso che origina dall’aver tra le mani una giungla di testi incatalogabili secondo le comuni convenzioni, dei testi dal sapore fortemente anarchico, insubordinati al rispetto di qualsivoglia regola che non sia la libera e casuale associazione di idee dell’autore. Una personale “enciclopedia” dello scibile di Cortàzar, priva di ordine sistematico, dalla forma di collage-dada che rispetta però il continuum spazio-temporale nel dialogo a distanza con i grandi artisti della sua formazione: musicisti del calibro di Lester Young, Charlie Parker, Louis Armstrong, Thelonious Monk; artisti come Man Ray, Marcel Duchamp; scrittori come Rimbaud, Lezama Lima, ecc. Fatto fuori ogni residuo di trama, quello che rimane è quindi un’idea di letteratura, una sua estetica che abbia al primo posto la spontaneità e la dislocazione, quel “sentimento di non esserci del tutto in nessuna delle strutture, delle tele che tesse la vita e in cui siamo al tempo stesso ragno e mosca”, quell’istinto innato di ogni scrittore di occupare la casella del camaleonte così da “non smettere mai di protendersi verso la realtà cercando con l’arpione infaticabile della poesia una realtà sempre più profonda, più reale”.

 

Il giro del giorno in ottanta mondi – Julio Cortàzar – Sur 2017 – 336 pag. – 18,00 €

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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