Umberto Eco: un ricordo.

A due anni esatti dalla scomparsa di Umberto Eco abbiamo deciso di ricordarlo con un suo articolo di 15 anni fa apparso su L’Espresso di settembre dove egli, partendo dalla contingente discussione in sede istituzionale sull’opportunità di citare espressamente le radici cristiane del continente nella Costituzione Europea, mostra come il nostro sia da millenni uno “spazio” aperto a molteplici influssi  culturali e che quindi andrebbero citati, non solo quelli cristiani, ma tutti gli altri apporti decisivi al formarsi del nostro sentire comune. La scelta da noi fatta di riportare l’intero articolo è infatti mossa dall’attuale senso di disgregazione che vive la nostra “casa comune”, lacerata dal risorgere di nazionalismi xenofobi, fondamentalismi religiosi ed egoismi che stanno tentando di trasformare il continente per eccellenza dello scambio di diverse culture in una nuova e inedita “Fortezza Europa”. Buona lettura.

 

LE RADICI DELL’ EUROPA   (su L’Espresso, settembre 2003)

Le cronache estive sono state animate dalla discussione sull’opportunità di citare, in una Costituzione europea, le origini cristiane del continente. Chi esige la citazione si appoggia al fatto, certamente ovvio, che l’Europa è nata su di una cultura cristiana, anche prima della caduta dell’Impero Romano, almeno dai tempi dell’editto di Costantino. Così come non si può concepire il mondo orientale senza il buddhismo, non si può concepire l’Europa senza tener conto del ruolo della chiesa, dei vari re cristianissimi, della teologia scolastica o dell’azione e dell’esempio dei suoi grandi santi. Chi si oppone alla citazione tiene conto dei principi laici su cui si reggono le democrazie moderne. Chi vuole la citazione ricorda che il laicismo è conquista europea recentissima, eredità della Rivoluzione Francese: nulla a che fare con le radici che affondano nel monachesimo o nel francescanesimo. Chi vi si oppone pensa soprattutto all’ Europa di domani, che si avvia fatalmente a diventare continente multietnico, e dove una citazione esplicita delle radici cristiane potrebbe bloccare sia il processo di assimilazione dei nuovi venuti, sia ridurre altre tradizioni e altre credenze (che pure potrebbero diventare di cospicua entità) a culture e culti minoritari soltanto tollerati. Quindi, come si vede, questa non è soltanto una guerra di religione, perché coinvolge un progetto politico, una visione antropologica, e la decisione se disegnare la fisionomia dei popoli europei in base al loro passato o in base al loro futuro. Occupiamoci del passato. L’Europa si è sviluppata soltanto sulla base della cultura cristiana? Non sto pensando agli arricchimenti di cui la cultura europea si è avvantaggiata nel corso dei secoli, a cominciare dalla matematica indiana, la medicina araba o addirittura i contatti con l’Oriente più remoto, non solo dai tempi di Marco Polo ma da quelli di Alessandro Magno. Ogni cultura assimila elementi di culture vicine o lontane, ma poi si caratterizza per il modo in cui li fa propri. Non basta dire che dobbiamo lo zero agli indiani o agli arabi, se poi è stato in Europa che si è affermato per la prima volta che la natura è scritta in caratteri matematici. E’ che ci stiamo dimenticando della cultura greco-romana. L’Europa ha assimilato la cultura greco-romana sia sul piano del diritto che su quello del pensiero filosofico, e persino sul piano delle credenze popolari. Il cristianesimo ha inglobato, spesso con molta disinvoltura, riti e miti pagani e forme di politeismo che sopravvivono nella religiosità popolare. Non è solo il mondo rinascimentale che si è popolato di Veneri e Apolli, ed è andato a riscoprire il mondo classico, le sue rovine e i suoi manoscritti. Il Medioevo cristiano ha costruito la sua teologia sul pensiero di Aristotele, riscoperto attraverso gli arabi, e se ignorava in massima parte Platone non ignorava il neoplatonismo, che ha grandemente influenzato i Padri della chiesa. Né si potrebbe concepire Agostino, massimo tra i pensatori cristiani, senza l’assorbimento del filone platonico. La nozione stessa di impero, su cui si è svolto lo scontro millenario tra gli stati europei, e tra gli stati e la chiesa, è di origine romana. L’Europa cristiana ha eletto il latino di Roma a lingua dei riti sacri, del pensiero religioso, del diritto, delle dispute universitarie. D’altra parte non è concepibile una tradizione cristiana senza il monoteismo giudaico. Il testo su cui la cultura europea si è fondata, il primo testo che il primo stampatore ha pensato di stampare, il testo traducendo il quale Lutero ha praticamente fondato la lingua tedesca, il testo principe del mondo protestante, è la Bibbia. L’Europa cristiana è nata e cresciuta cantando i salmi, recitando i profeti, meditando su Giobbe o Abramo. Il monoteismo ebraico è stato anzi il solo collante che ha permesso un dialogo tra monoteismo cristiano e monoteismo musulmano. Ma non finisce qui. Infatti la cultura greca, almeno dai tempi di Pitagora, non sarebbe pensabile senza tener conto della cultura egizia, e al magistero degli egizi o dei caldei si è ispirato il più tipico tra i fenomeni culturali europei, vale a dire il Rinascimento, mentre l’immaginario europeo, dalle prime decifrazioni degli obelischi a Champollion, dallo stile impero alle fantasticherie new age, modernissime e molto occidentali, si è nutrito di Nefertiti, misteri delle piramidi, maledizioni del faraone e scarabei d’oro. Io non vedrei inopportuno, in una Costituzione, un riferimento alle radici greco-romane e giudaico-cristiane del nostro continente, unito all’affermazione che, proprio in virtù di queste radici, così come Roma ha aperto il proprio pantheon a dèi d’ogni razza e ha posto sul trono imperiale uomini dalla pelle nera (né si dimentichi che Sant’Agostino era africano), il continente è aperto all’integrazione di ogni altro apporto culturale ed etnico, considerando questa disposizione all’apertura proprio una delle sue caratteristiche culturali più profonde.

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

2 pensieri riguardo “Umberto Eco: un ricordo.”

    1. Hai ragione, di Eco si citano sempre le stesse cose e spesso anche a sproposito, come accade per Pasolini. Il pensiero dei “grandi” attraversa le epoche perché hanno la consapevolezza di essere “nani sulle spalle di giganti” (come diceva Newton) che in virtù di questa posizione riescono a guardare più lontano di tanti altri: vedono in avanti perché hanno già visto indietro…. La storia è come la chimica: “Nulla si crea nulla si distrugge” (Lavoisier), tutto si ripete e gli esseri umani non imparano mai nulla dal passato e dai loro errori.

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