L’esplosiva saturazione dell’attimo / “Momenti fatali” – Stefan Zweig

Novellista e biografo tra i più apprezzati della sua epoca, sostenuto da una poderosa e sincera limpidezza dello sguardo e da uno stile di scrittura fluentemente elegante per via del poeticismo appreso alla scuola della Jungwien, Stefan Zweig fissa episodi più o meno noti della storia in quattordici miniature (di cui le ultime due aggiunte nella nuova edizione del 1940 a differenza delle altre, pubblicate nel ’27) che illuminano ciascuna dei momenti decisivi, “fatali” per le sorti di un individuo, di un popolo, dell’umanità intera. Ore cariche di un’elettricità concentrata in un tempo brevissimo sono infatti quelle che la Storia ogni tanto dispensa al genere umano tra l’insignificanza e la mediocrità di migliaia di episodi ininfluenti: in tali attimi fuggenti, gravidi di drammaticità e fatalità (dove tutto e il contrario di tutto può ancora accadere), l’Uomo è chiamato ad una decisione irrevocabile in grado di far pendere l’ago della bilancia da una parte o dall’altra, “ore stellari” le chiama Zweig, perché le uniche a risplendere sull’umana caducità. Che si tratti di imprese memorabili riuscite o fallite (la scoperta dell’ultimo Oceano da parte di Nuñez de Balboa, il primo collegamento telegrafico tra le due sponde dell’Atlantico, la battaglia decisiva per le sorti napoleoniche a Waterloo, la Golden Rush, la gara per il Polo Sud, ecc.) Zweig pone sempre l’accento sulla capacità del destino di farsi beffe dei calcoli umani, sull’imprevedibilità sparigliatrice del fato a cui l’uomo deve soggiacere, su quei particolari, quasi appartenenti alla sfera dell’aneddotica, in grado però di incidere risolutivamente (come una postierla sbadatamente lasciata aperta dopo ore e ore di assedio a Costantinopoli che permette l’irruzione lampo delle armate turche e la capitolazione della città) sul corso degli eventi e che gli storici di professione hanno spesso trascurato. Ovvio che, con questo metodo di indagine, Zweig riesca anche a tracciare delle narrazioni tutte in “controluce”: la battaglia di Waterloo è sì l’occasione per descrivere l’ora fatale di Napoleone, ma è anche e soprattutto il racconto della tragedia di un uomo mediocre, il maresciallo Grouchy, chiamato dall’Imperatore ad un compito più grande di lui che ne mostra tutta l’inadeguatezza e che, per ironia della sorte, sarà ricordato come il maggior responsabile della disfatta per aver osservato alla lettera gli ordini ricevuti; la storia della composizione dell’inno de “La marsigliese” che è la biografia di un uomo, Rouget de Lisle, che non è stato “null’altro che il poeta di una notte”, immediatamente dimenticato e solo per miracolo scampato alla furia del Terrore di una rivoluzione che in breve si è avvitata su se stessa in una spirale di sangue e follia.

Altro filo conduttore di queste folgoranti narrazioni, oltre al tema del destino beffardo, è quello dell’eroismo di uomini che hanno difeso fino all’ultimo gli ideali di libertà, indipendenza e giustizia. Ne è certamente esempio la vicenda ciceroniana in cui il grande oratore mette la propria vita al servizio della res publica contro tutti gli esperimenti di deriva autoritaria da Cesare in poi pagandone duramente lo scotto ma senza mai abdicare alla dignità e alla coerenza; le ultime fasi della vita di Tolstoj con il famoso testamento in cui lascia tutti i suoi averi alla collettività (qui Zweig, travestendosi da sceneggiatore teatrale, inventa un possibile e probabile epilogo, pregno di umanità del grande scrittore, all’opera autobiografica di questi, incompiuta, “E la luce splende nelle tenebre”); la cieca fede del generale Suter nella giustizia per tentare di riavere indietro le sue legittime proprietà californiane; La struggente rinuncia all’amore di un anziano Goethe in quel di Karlsbad, momento fatale e vetta eccelsa della poesia in lingua tedesca che, secondo Zweig, non si ripeterà più; la mancata fucilazione di Dostojevskij all’ultimo momento (il capitolo è costituito da un poemetto in versi perché certe emozioni non si possono che raccontare con le “armi” della poesia). Tutti uomini pervasi d auna strana energia creatrice e da un’oscura forza vitale, esploratori, musicisti, scienziati, intellettuali che il destino ha scelto per un momento illuminante e che ha consegnato, nel bene e nel male, alla storia, in una “fuga verso l’immortalità”, la “fuga in un’azione grandiosa”, memorabile e irripetibile, riservata di volta in volta solo a pochi “immortali”.

 

Momenti fatali – Stefan Zweig, traduz. D. Berra – Adelphi 2005, 312 pag. – 19,00 €

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Autore: ilprismadinewton

Blog indipendente di contaminazioni letterarie

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